Il bacino padano è una delle aree più inquinate d’Europa

L’inquinamento dell’aria non riguarda un solo comune ma coinvolge tutto il bacino padano e colpisce principalmente quattro Regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto. A causa dei continui e ripetuti superamenti dei limiti di legge sulla concentrazione delle polveri sottili, l’Unione Europea ha aperto nei confronti dell’Italia una procedura d’infrazione comunitaria. Il Ministro dell’Ambiente e le quattro Regioni coinvolte hanno sottoscritto il 9 giugno 2017 a Bologna il “Nuovo accordo di programma per l’adozione coordinata e congiunta di misure per il miglioramento della qualità dell’aria nel Bacino Padano” che prevede, per la prima volta, l’adozione di una serie di misure strutturali e temporanee contro l’inquinamento atmosferico. L’accordo stabilisce una serie di limitazioni per il riscaldamento a biomassa legnosa (stufe e caminetti) e per la circolazione dei veicoli diesel.


Perché il bacino padano è così inquinato? Il bacino padano presenta specifiche condizioni geografiche e climatiche (scarsità di venti, barriera alpina, etc.) che favoriscono la formazione e l’accumulo nell’aria di inquinanti, in particolare polveri sottili in inverno e ozono in estate. Questi fenomeni uniti alle attività dell’uomo provocano spesso, in Lombardia e a Bergamo, il superamento dei valori limite per particolato atmosferico (PM10), ossidi di azoto (NOx) e ozono (O3). La qualità dell’aria, nonostante il tendenziale miglioramento, non ha ancora raggiunto gli standard necessari e crea problemi alla nostra salute.


PERCHé L’INQUINAMENTO è MAGGIORE IN INVERNO?

Il bacino padano, come detto, è caratterizzata da condizioni sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti. In inverno, però, la situazione diventa più critica perché la barriera alpina e la scarsa ventilazione ostacolano il ricambio delle masse d’aria nei diversi strati dell’atmosfera e innescano un fenomeno chiamato inversione termica. Una sorta di cappa d’aria che non consente la dispersione di alcune particelle. Questo processo favorisce l’accumulo degli inquinanti direttamente immessi nell’atmosfera, in particolare delle polveri sottili (aerosol primario), oltre alla formazione di reazioni chimiche che producono altre polveri (aerosol secondario).

MA IN ESTATE LO SMOG FINISCE?

In estate l’inquinamento dell’aria non sparisce ma cambia nome. Bisogna infatti porre attenzione all’Ozono (O3), un gas naturale dannoso per la salute umana e la vegetazione. In troposfera si trova come inquinante secondario, prodotto dalla reazione dell’ossigeno (O) con il biossido di azoto (NO2) e il contributo dei composti organici volatili (COV). La concentrazione di questo gas aumenta decisamente in presenza di forte irraggiamento solare e di elevate temperature come può avvenire nelle ore pomeridiane dei mesi estivi.

APPROFONDIMENTI

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